venerdì 10 settembre 2010
L'angolo del segretario
mercoledì 23 giugno 2010 | Relazione al Consiglio Generale UST del 23 giugno 2010.

Il dibattito deve partire dall’analisi su quella che è la crisi internazionale che ha fatto sentire tutte le sue conseguenze devastanti nelle economie di tutti i Paesi, a partire da quella americana ed europea.

Quella che stiamo vivendo come sistema Italia, è la crisi più profonda della storia recente, i cui effetti sono ancor più pesanti nelle zone deboli come la nostra Capitanata.

Nell’ultimo rapporto industriale della Cisl, è evidente l’impatto violento sull’economia del nostro Paese. Un esempio chiaro è il sistema manifatturiero, che da agosto 2008 è sceso fino al fondo, per cominciare poi, negli ultimi mesi, a salire con incostante lentezza.

Dall’inizio della crisi, sono state perse quote importanti di produzione, solo parzialmente recuperate. Le previsioni non sono incoraggianti: per il 2010 è stimata una crescita del PIL appena sopra l’1%.

Non possiamo che esprimere tutta la nostra preoccupazione sulla lentezza della ripresa economica che rende lungo e incerto il riassorbimento dei lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali ed aggrava la disoccupazione strutturale, particolarmente di giovani, di donne, del mezzogiorno, dove il tasso di disoccupazione è quasi il doppio rispetto alla media nazionale che ha raggiunto il 9%, ed aumenta il numero degli scoraggiati, soprattutto al sud, anche tra i giovani laureati e altamente professionalizzati.

Sullo scenario europeo, si è abbattuto uno tzunami speculativo, che ha colpito la Grecia e messo a nudo l’assenza di un’autorità di bilancio europea accanto a quella monetaria, le cui conseguenze devastanti sono state scongiurate dall’UE, intervenuta per ristabilire i vincoli del Patto di Stabilità sul debito e sulla sostenibilità del bilancio.

Per questo, la manovra del governo deve essere valutata nel contesto della difesa della stabilità dell’UE e della fragilità dell’Italia per l’enorme debito pubblico, che ha superato 1.800 miliardi e che ci costa 1 miliardo al giorno d’interessi. Mantenere la fiducia dei mercati finanziari è quindi condizione essenziale per tutelare il lavoro, i salari e le pensioni, il welfare.

La manovra di 24,9 miliardi per il biennio 2011/2012 va valutata in modo articolato: su alcuni aspetti è da modificare, e, comunque, il giudizio è condizionato dagli sviluppi dell’iter parlamentare.

La CISL ha apprezzato le scelte nella lotta all’evasione ed alla patologia dei costi istituzionali e degli sprechi della politica; ha valutato positivamente l’esclusione di tagli alla sanità e la limitazione degli interventi sulla previdenza alle sole finestre di uscita. Le minori risorse erogate a Regioni, Province e Comuni non devono rappresentare un alibi per mettere a rischio i servizi, né provocare aumenti di tariffe e partecipazione alla spesa per i cittadini, ma sollecitare la responsabilizzazione delle amministrazioni locali per reperire risorse, attraverso:

• il rigore e l’efficienza della spesa delle pubbliche amministrazioni e
delle utilities locali;
• i tagli ai costi istituzionali e agli sprechi della politica;
• la compartecipazione alla lotta all’evasione con l’incasso di un terzo del ricavato.

Anche se la manovra italiana a differenza di altri Stati europei non prevede tagli sugli stipendi in godimento, ed è stata evitata una rateizzazione brutale della liquidazione dei dipendenti pubblici, ora prevista in un’unica soluzione fino a 90 mila euro, la CISL considera grave il blocco dei contratti nazionali del pubblico impiego e della sicurezza, e chiede la salvaguardia della contrattazione integrativa decentrata.

Stessa cosa per la scuola, dove abbiamo chiesto al Governo il superamento del blocco delle progressioni d’anzianità e almeno 20 mila immissioni in ruolo su organici scoperti.

Così come abbiamo chiesto di fare molto di più su alcuni interventi volti alla crescita, anche se abbiamo apprezzato alcuni interventi, in particolare il miglioramento della detassazione e la decontribuzione del salario di produttività contrattualizzato, l’avvio della fiscalità di vantaggio per il sud, l’istituzione di zone a burocrazia zero. Chiedendo anche di realizzare l’Assise dell’Italia del lavoro e delle imprese per un Patto sociale sulla Crescita e l’Occupazione.

Una maggiore determinazione l’abbiamo chiesta nella lotta all’evasione fiscale (120 miliardi), per rafforzare l’equità e reperire risorse per la crescita. Convinti che l’evasione impedisce di crescere e di essere giusti.

Nella manovra abbiamo valutato positivamente, perché vanno nella direzione più volte auspicata dalla Cisl, i numerosi provvedimenti sul potenziamento e la razionalizzazione degli accertamenti a scopo antievasivo, tra i quali:

-il ripristino della tracciabilità al di sopra dei 5.000 euro;
-il contrasto al fenomeno delle imprese “apri e chiudi”;
-i maggiori controlli operati sulle imprese fiscalmente in perdita “sistemica”;
-le misure antifrode e antiriciclaggio anche a livello intracomunitario,

Riteniamo siano positivi anche i provvedimenti riguardanti l’incrocio delle banche dati a fini di controllo fiscale, così come l’utilizzo del redditometro (rapporto reddito dichiarato e qualità della vita del contribuente) e delle indagini campionarie per la determinazione indicativa della capacità contributiva dei contribuenti, che possono fornire elementi per combattere l’evasione.

Tutti questi strumenti debbono però essere rafforzati, attraverso una riforma organica del fisco - che per la Cisl è prioritaria - che porti alla riduzione del carico fiscale sui redditi da lavoro dipendente e da pensione, una ridistribuzione del carico fiscale dalle persone alle rendite (rendite speculative 12%, piccoli risparmiatori 27%) e interventi a favore delle famiglie a partire da quelle numerose e monoreddito.

Circa la riduzione delle spese inerenti i consigli e le giunte di Regioni e di Enti Locali, esprimiamo un giudizio condiviso poiché va nell’ottica di un generale contenimento dei “costi della politica”, improntata alla lotta agli sprechi, ai privilegi e alla semplificazione del sistema istituzionale e politico.
Così come la Cisl ritiene importante, la riduzione dei livelli di amministrazione decentrati. (E’ positiva l’introduzione dell’obbligo alla gestione associata, tramite convenzioni o unioni, delle funzioni fondamentali per i Comuni fino a 5.000 abitanti).

Per quanto riguarda il settore pubblico, accogliamo con favore le disposizioni dirette a ridurre sprechi ed inefficienze come: le consulenze, ma anche le spese per convegni, le sponsorizzazioni, le auto di servizio.

Come dicevo in premessa, non possiamo dire altrettanto del blocco della contrattazione e degli aumenti salariali per i pubblici dipendenti, inclusi i lavoratori della sicurezza ed i vigili del fuoco. Sono misure che non condividiamo, che non ci soddisfano e che non vogliamo subire passivamente.

Fanno bene a protestare le categorie interessate ed a chiedere che il blocco della contrattazione nazionale sia accompagnato dalla piena liberalizzazione della contrattazione di secondo livello.

Fanno bene a chiedere che accanto alle risorse previste e accantonate vengano individuate quelle derivanti dai risparmi di gestione che possono e devono essere impiegate per premiare il merito e la produttività in una logica di pari opportunità.


Come CISL, unitamente alle categorie, chiediamo che su questo punto la manovra sia cambiata: a fronte del mancato stanziamento di nuove risorse per i rinnovi contrattuali, va data piena attuazione alla contrattazione integrativa. Senza l’utilizzo di risorse aggiuntive, ma con l’apporto di quelle derivanti dai risparmi di gestione.

Così come per la scuola, la ricerca e l’università, la CISL chiede a Governo e Parlamento:
- di rimuovere l’iniqua misura del blocco delle progressioni d’anzianità,
che colpisce duramente tutto il personale, chiamato ad un insostenibile sacrificio.
-di garantire almeno 20mila assunzioni a tempo indeterminato su posti in organico comunque esistenti e scoperti.

Mentre per la Ricerca Pubblica e l’Università resta ferma l’esigenza di un’efficace riorganizzazione del sistema e della rete degli enti: va rimosso il blocco del turn over e va salvaguardata la contrattazione integrativa d’ente e di ateneo e va reintegrato il Fondo Ordinario per le Università con adeguati livelli di finanziamento.

In materia previdenziale, l’introduzione della finestra mobile è apprezzabile perché risponde alle caratteristiche soggettive della maturazione dei requisiti; è meno apprezzabile aver applicato gli stessi termini a tutte le prestazioni, assimilando situazioni diverse e gravando, in modo particolare, su coloro che hanno già maturato un’anzianità contributiva pari a 40 anni.

Così come manca una deroga per chi, avendo già cessato il lavoro, sia stato autorizzato ai versamenti volontari in data precedente l’entrata in vigore del decreto.

Come la CISL ritiene necessario riattivare un confronto con il Governo sul sistema previdenziale, per affrontare non solo il tema della sostenibilità ma anche quello dell’adeguatezza delle prestazioni future (che con il nuovo meccanismo contributivo non supereranno mediamente il 55% delle retribuzioni) e per rilanciare la previdenza complementare (che deve impegnare tutti a prescindere, soprattutto nei confronti dei giovani e dei precari ).

Mentre per quanto riguarda l’adeguamento dell’età pensionistica delle donne, con la permanenza al lavoro fino a 65 anni, riteniamo che possano essere individuate soluzioni compensative.
Sul fronte delle politiche sociali, la CISL condivide la volontà di perseguire ogni abuso nel godimento di prestazioni sociali agevolate, con il rafforzamento delle disposizioni contro gli abusi nelle certificazioni mediche e l´estensione delle “rettifiche per errore”.
Ma va garantita l´esclusione di persone con menomazioni e patologie stabilizzate o ingravescenti e vanno monitorati costi e contenzioso.

Meno condivisibile è l’innalzamento della percentuale di invalidità necessaria per accedere ai benefici economici (dal 74% all’85%). Così come riteniamo fondamentale che la riduzione dei trasferimenti al sistema delle autonomie locali, prevista dalla manovra, non incida negativamente sulle prestazioni sociali erogate ai cittadini, specialmente in questa fase di espansione della domanda sociale a causa della crisi.

La Cisl ribadisce la necessità di definire i livelli essenziali di assistenza e di rafforzare la tutela sociale delle persone non autosufficienti, attraverso una legge nazionale che renda strutturale l’intervento.

Sul versante Sanità, la Cisl difende il Patto per la Salute e ritiene che la manovra economica del Governo per la sanità, si sviluppi nel percorso di riorganizzazione già avviato che tuttavia non può indebolire i livelli di assistenza medica oggi offerti.

In particolare per le Regioni del Centro Sud, questo può produrre un incremento in qualità ed efficienza. In questo senso, la Cisl condivide la possibilità di prorogare i Piani di rientro per ulteriori tre anni per le Regioni con disavanzi sanitari.

La CISL condivide inoltre, le misure sui farmaci generici, per una maggiore appropriatezza della spesa. Le norme che intervengono sugli attuali criteri di classificazione dei farmaci non dovranno peggiorare le condizioni di assistenza dei malati, in particolare dei cronici.

Sul fronte delle misure per la competitività e la crescita, nella manovra sono state inserite alcune norme che valutiamo positivamente, ma non bastano. Va considerata la possibilità di mettere in campo altre risorse mirate allo sviluppo. I nuovi interventi andrebbero indirizzati soprattutto ai giovani e all’occupazione femminile.

La CISL apprezza il miglioramento della detassazione e decontribuzione del salario di produttività (la formulazione è particolarmente ampia e riguarda: incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa, andamenti economici, utili d’impresa o ogni altro elemento rilevante ai fini del miglioramento della competitività aziendale).

Ed è lodevole che il testo faccia riferimento solo ad accordi o contratti collettivi territoriali o aziendali e non più ad erogazioni unilaterali delle imprese.

Così come è significativo l’innalzamento del limite dei 40.000 euro di reddito annuo per l’erogabilità, l’avvio della fiscalità di vantaggio per il sud e gli incentivi per il rientro dei ricercatori.

Nella manovra chiediamo di fare di più e meglio per:
l’ambiente, l’energia e lo sviluppo sostenibile.

Così come per le Politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle infrastrutture, anche se si intravede la volontà di assumere, ai livelli di massima responsabilità, le scelte relative alle politiche per il Mezzogiorno.
A partire dall’utilizzo dei Fondi Strutturali Comunitari e del FAS, dalla possibilità di ricorso alla fiscalità di vantaggio, consentendo alle Regioni di modificare le aliquote IRAP fino ad azzerarle, ed intervenire con esenzioni, detrazioni e deduzioni per le nuove imprese. Prevedendo anche per il Sud, le “zone a burocrazia zero”

Care amiche e cari amici,
mi sembra chiaro che il nostro giudizio è articolato e condizionato dalla congiuntura economica, sociale e politica che è sottogli occhi di tutti.
Il lavoro che sta facendo la CISL è quello di convincere il Governo a cambiare una finanziaria 2011-1012, chiesta dall’Europa per difendere l’Euro dagli attacchi speculativi, tenere i conti sotto controllo e ridurre la spesa pubblica. E’ una finanziaria che non ci piace ma necessaria. Così come lo è per altri Paesi dove gli effetti sono più pesanti sulla P.A. e sul sociale.

Come CISL l’impegno che stiamo mettendo è quello di modificarla ove possibile ed utilizzando ogni margine di contrattazione. In parte ci siamo riusciti, in altre si lavora, in altre occorre fare iniziative di protesta, come nella P.A. e nella Scuola.

Mantenendo lo spirito sindacale autonomo che ci contraddistingue.
Senza dare le piazze a chi vuole utilizzarle per fare politica, per strumentalizzarle, per fare confusione.

La CGIL ha scelto questa strada, quella di dire sempre no, di non volersi sedere a discutere, di non volersi prendere le responsabilità.

La strada degli ultimi due anni che ha portato in piazza i lavoratori contro la crisi, la riforma del modello contrattuale, che non si assume le responsabilità sull’accordo di Pomigliano e lascia che la FIOM si pronunci contro l’accordo con la FIAT.

Una CGIL che continua a perseguire il modello antagonista, che non si assume le responsabilità. Che negli ultimi anni ha collezionato 11 scioperi con un solo risultato: aver fatto perdere ai lavoratori giornate di salario e produttività.

Noi senza scioperi abbiamo ottenuto gli ammortizzatori sociali in deroga, abbiamo fatto la riforma del modello contrattuale (risultati ottenuti), abbiamo modificato in parte questa finanziaria, impedendo tagli sulla spesa sociale, inserendo norme antievasione che nessun Governo precedente ha mai voluto e creando le basi per una possibile riforma fiscale, che vede impegnato Maurizio Petriccioli in prima persona.

Adesso tocca a noi, essere convinti del lavoro che stiamo facendo, che dobbiamo fare e, soprattutto, essere consapevoli del modello sindacale che vogliamo, fatto anche di conflitto, ma basato principalmente sulla partecipazione, sulla responsabilità, sulla sussidiarietà e nella ricerca di coesione sociale.

Esattamente quello che stiamo sostenendo come CISL a livello territoriale dove le ultime esperienze contro le trivellazioni alle Isole Tremiti, la frana di Montaguto e l’Authority nazionale per la Sicurezza Alimentare, hanno mobilitato in maniera bipartisan le forze politiche, istituzionali e sociali, dimostrando che un territorio è vincente solo se si riesce a fare coesione.

Ed è esattamente quello che occorre a tutti i livelli, altrimenti questo resta un Paese ingessato, che non fa le riforme necessarie, che non cresce e che si limita a sterili discussioni che ci allontanano dai problemi veri del Paese e da tutti coloro che rappresentiamo.

Vedete, ancora una volta abbiamo scelto una strada scomoda, che richiede impegno e sacrificio. Sotto certi aspetti rischia di essere anche impopolare.

Che richiede autonomia di scelta e di responsabilità.

Esattamente, quello che la storia ha sempre chiesto,
che ha sempre chiesto alle organizzazioni come la nostra,
fatta di uomini liberi in un sindacato libero.

Una CISL che si assume le responsabilità per il bene del Paese……..

Emilio Di Conza
Segretario Generale UST CISL Foggia

Foggia, Cassa Edile di Capitanata, 23 giugno 2010
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